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L'azione scatta in seguito all'ordine d'operazione n. 880 emanato dal Comandante Libero la sera del 7 aprile, che stabilisce compiti dettagliati per tutti e sette i distaccamenti partigiani.
I tedeschi sono asserragliati in diverse posizioni chiave del paese: nel Palazzo Ostacchini, nella casa Beccarelli, nella stazione ferroviaria, dentro la galleria del Borgallo e tra le cataste di legname della F.N.E.T.
La battaglia si sviluppa secondo precise coordinate tattiche: i mortai e le mitragliatrici vengono posizionati sulla fabbrica del cemento, sul Castello, sopra la cascata del canale della Centrale e a Casa Botti. I partigiani sferrano gli attacchi partendo dal cimitero, dal molino dell'Aglio e da Casa Botti. Nei primi attacchi della giornata dell'8 aprile viene ferito gravemente il partigiano Domenico Caccioli «Banda», che purtroppo morirà due giorni dopo.
La resistenza tedesca è accanita e dura tutto il primo giorno. In serata, i partigiani tentano di far saltare il Palazzo del Comando (Palazzo Ostacchini) con una carica di dinamite, ma l'esplosivo non si attiva. L'assedio prosegue per tutta la notte.
La mattina successiva (9 aprile) arrivano i primi successi: i caselli ferroviari n. 62 e 64 cedono per primi e in mattinata tre partigiani ardimentosi – Napoli, Ailù e Rosetta – riescono a piazzare una seconda carica di dinamite in Palazzo Ostacchini. Questa volta l'esplosione va a buon fine e, dopo un ennesimo assalto l'edificio viene espugnato.
La resa e l'ingresso nel Comando
All'interno delle file tedesche si creano forti tensioni: mentre alcuni soldati iniziano ad arrendersi individualmente, un maresciallo delle SS uccide persino un proprio commilitone che tentava di cedere le armi, continuando a imporre la resistenza contro la volontà dello stesso comandante del presidio.
Una volta infrante le difese, i primi partigiani a irrompere nello storico comando tedesco sono Libero, Rosetta Solari, Ailù Corrado, Lino, Bomba, Pio e Gino Del Maestro. Il tenente tedesco, scendendo le scale, si toglie il cinturone e consegna la pistola ad Ailù. Il Comandante Libero ordina quindi di mettere in fila tutti i prigionieri per condurli verso la stazione.
Il Rastrellamento
L'operazione si conclude con il rastrellamento della stazione, delle cantine del paese, della F.N.E.T. e della galleria del Borgallo. In totale vengono catturati circa 100 soldati tedeschi.
Il bottino bellico recuperato è enorme e comprende vestiario, viveri e, soprattutto, 900 quintali di esplosivo rinvenuti nella galleria del Borgallo (presumibilmente destinati dai tedeschi a far saltare l'Arsenale di La Spezia). Una volta completata la liberazione e il rastrellamento della valle, i distaccamenti partigiani si ridislocano per sbarrare gli accessi da possibili contrattacchi nemici.
Il ritorno alla vita civile
Alla sera del 9 aprile il Comandante Libero parla alla popolazione borgotarese radunata nella piazza del Comune sotto una pioggia gelida che non spegne l'entusiasmo e la commozione di civili e partigiani. Parole semplici di un combattente che ricorda i sacrifici di lunghi mesi di lotta, il risultato conseguito: la libertà conquistata, per tutti, a caro prezzo, e che deve essere difesa, l’impegno a proseguire l’azione e partecipare all’insurrezione generale.
La pioggia gelida non riesce a raffreddare l’entusiasmo e la commozione che accomuna partigiani e civili.
Per tutta la valle vengono affissi manifesti del Comando Partigiano: si danno le prime istruzioni alla popolazione per il ripristino della normale vita civile.
Lo stesso giorno esce il secondo numero de “La Nuova Italia” giornale delle Libere Valli del Taro e del Ceno. Nell’editoriale intitolato “Mani in Alto – l’Unità” si esalta il grande valore dell’unione fra tutte le forze antifasciste su scala nazionale ed internazionale. Tutti uniti, al di sopra di qualsiasi ideologia politica e religiosa: Liberali, Comunisti, Democristiani, del Partito d’Azione, per la liberazione dell’Italia.