Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

La base dei ribelli in Val Noveglia non è più sicura. Il gruppo uscito vittorioso dalla battaglia di Natale decide dunque di spostarsi. Una parte, guidata da Fermo Ognibene, giovane modenese inviato in montagna dal PCI di Parma, si muove verso il bedoniese e dà vita al distaccamento Guido Picelli, mentre il resto del gruppo decide di restare nel bardigiano e sale verso il Monte Barigazzo, dove si unisce al gruppo di Mario Betti, un piacentino di cui si non sa molto se non che possiede di una grossa somma di denaro che mette a disposizione del gruppo ribelle.

Il distaccamento Picelli passa come una meteora dal bardigiano al bedoniese, dal borgotarese alla Lunigiana, dal Passo della Cisa al Lago Santo, svolgendo una incessante azione di guerriglia contro le postazioni militari nemiche, suscitando ammirazione e speranza, smuovendo e dimostrando concretamente che si può combattere, che non è necessaria una organizzazione precostituita per iniziare la lotta.


Il gruppi di Betti resta nella zona tra Bardi, Varsi e Valmozzola, e agli inizi del 1944 accoglie un nutrito gruppo di giovani provenienti dalla Liguria, che in quei mesi vive forti tensioni dovute alla lotta degli operai nelle fabbriche della riviera. La crescita del gruppo porta ad una riorganizzazione politica, con la nomina del sarzanese Paolino Ranieri "Andrea", mandato dal C.L.N di La Spezia, a commissario politico, e quella di Primo Battistini "Tullio" da Santo Stefano Magra, a vicecomandante del Betti.

Anche a Bedonia il crescendo di iniziative politiche e cospirative perseguite da antifascisti locali di diversa estrazione e cultura, collegate più o meno organicamente con i centri di Parma, sfocia nella costituzione del gruppo Penna.
L’arruolamento dei bedoniesi di tutti i ceti si intensifica e alla fine di gennaio arrivano i primi borgotaresi, quindi alcuni liguri e parmigiani, ed infine alcuni piacentini guidati da Ernesto Poldrugo l’Istriano, capo di marina rifugiatosi in alta val d’Aveto.
Da questo primo nucleo, nella travolgente crescita del movimento partigiano di primavera, si staccheranno elementi che formeranno altre formazioni: la Iª Brigata Julia che opererà nella zona di Borgotaro, la piacentina 59ª Brigata Garibaldi, di cui il gruppo dell’ Istriano sarà il nucleo originario, mentre attorno al gruppo dei traversetolesi che sul Penna avevano fatto le prime esperienze, si costituirà la la IV Brigata Giustizia e Libertà.

Nella Valle del Gotra, nel febbraio 1944, fra Groppo, Boschetto Albareto, Montegroppo, Tarsogno, e al di là del passo di Cento Croci tra Varese Ligure e Caranza, si costituisce un gruppo di giovani, che ha l'obiettivo di disturbare il nemico con azioni di guerriglia e impedire la ripresa del movimento fascista. La zona al confine tra Emilia, Liguria e Toscana favorisce l'afflusso di giovani provenienti dalle vicine province di La Spezia e Massa Carrara ed anche dalle più lontane province di Pisa e Livorno. Si forma coì un nucleo eterogeneo per provenienza, classe sociale e orientamento politico, che si stringe attorno alla figura dei fratelli Guglielmo e Gino Cacchioli "Beretta". A questa banda si unisce poi anche un gruppo di militari locali che non ha risposto all'arruolamento nella Repubblica Sociale, ed è guidata da Federico Salvesti, ex sottoufficiale dei carabinieri originario di Varese Ligure, dando vita al gruppo Centocroci

Nella zona del borgotarese e bercetese, nella primavera del 1944 si costituiscono gruppi di partigiani con sedi distribuite tra il Monte Molinatico ed il Passo della Cisa.
Una zona di grande interesse strategico in un quanto abbraccia la strada nazionale della Cisa, la provinciale Berceto Borgotaro, e la linea ferroviaria Parma La Spezia. Una zona che a monte è costituita da una grande area boschiva, difficile al transito se non per le genti locali, ma allo stesso tempo vicina al capoluogo valtarese, e quindi appetibile per i giovani borgotaresi che non volevano prestare servizio per il nemico nazifascista.
La caratteristica delle formazioni del Molinatico è quella di essersi costituite attorno a figure di capibanda, per lo più ex ufficiali degli alpini, estranei alle organizzazioni di partito e alle loro ideologie.
All’inizio queste formazioni prendono il nome dei comandanti, Dragotte (Giuseppe Delnevo), Vampa (Giovanni Cattini), Birra (Giuseppe Molinari), Poppy (Luigi Nasoni), Tarolli (Alberto Zanrè), per poi riunirsi, nell’estate del ‘44, sotto l’egida di Brigate Julia (Iª e IIª Brigata Julia), in omaggio alla sfortunata divisione alpina dell’Esercito Italiano, inviata a combattere le assurde guerre di Grecia e Russia, per ribadire l’atteggiamento politico dei comandanti che si ritenevano collegati idealmente al Governo Badoglio e soldati del legittimo Re d’Italia.

L’intenzione di formare un movimento resistente autonomo dai partiti si concretizza con l’arrivo in Valtaro, nel giugno del 1944, del Colonnello Lucidi. Arrivato con l’incarico del Comando Generale del Corpo Volontario della Libertà di effettuare “Una ispezione urgente alle formazioni dell’Alta Val Taro per controllare l’efficienza militare in vista di operazioni alleate”, Lucidi si occupa invece di organizzare politicamente le formazioni locali, intessendo fruttuosi contatti con i capi partigiani della nostra zona ed arrivando a costituire un Comando di coordinamento o Divisione Nuova Italia.

Nei primi mesi di attività, i gruppi di ribelli si preoccupano di reperire armi e beni di prima necessità. Per questo, gli obiettivi sono caserme, presidi, posti di avvistamento, e tutti quei luoghi dove può esserci un deposito da svuotare.