Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

Sul passo del Bocco i reparti tedeschi della Flak, tra cui molti soldati italiani dell’aviazione provenienti da Chiavari, avanzando avevano trovato una forte resistenza da parte dei partigiani del Centocroci e del Penna.
Per tre giorni le loro avanguardie erano state impegnate lungo i tornanti della strada che da Montemoggio sale al passo, ma il 10 luglio la pressione nemica si era fatta più forte ed i partigiani si erano ritirati.
Di fronte all’avanzata dei tedeschi che dalla Liguria minacciano la Val Taro, il gruppo Monte Penna organizza l’imboscata a Pelosa, nel bedoniese.
La notte del 10 luglio, il comandate del Gruppo Monte Penne, Bill, apposta i suoi uomini in prossimità del ponte distrutto sulle alture alla sinistra del Taro che dominano il tratto di strada che entra nell'abitato di Pelosa.
Due mitragliatori ben mimetizzati tra le rocce dominano tutto il tratto di strada. Sopraggiungono poi gli uomini di Beretta, che era stato avvisato dell’avanzata dei tedeschi, e con una terza mitragliatrice chiudono sulla destra del fiume tutto lo schieramento difensivo.
All’alba dell’ 11 luglio, i tedeschi scendono a valle con cautela; sono appiedati perché i ponti sono stati distrutti. La zona è avvolta da un silenzio irreale, rotto solo dallo scorrere del fiume. I partigiani sono in agguato.
La pattuglia d’avanguardia, accompagnata da alcuni ostaggi, viene lasciata passare, ma appena il grosso della formazione arriva, scatta la trappola.
Per tre ore i partigiani sparano dai costoni a fianco e alle spalle dei tedeschi, quindi scendendo sulla strada e sbarrano ogni via di fuga.
Il bilancio per i tedeschi è pesantissimo: una quarantina sono i morti, molti si suicidano, per paura di essere catturati.
Sessantasette sono i prigionieri, ed alcuni feriti vengono ricoverati al Seminario di Bedonia, trasformato per l’occorrenza in ospedale militare. Il bottino di armi è imponente.
Sette sono i caduti partigiani del Penna e del Centocroci: Lino Ghiorzi "Siluro",Angelo Galligani, Angelo Lusardi, Fortunato Serventi "Fortunin", Santo Barbagallo, che muore tra le braccia del suo comandante Richetto.
Il diciassettenne Fioravante Piazza viene ucciso alla fine del combattimento, mentre si procede alla raccolta delle armi, da un soldato tedesco che si fingeva morto.
Il Comando germanico accusa il colpo ricevuto.
Da un lato si accanisce contro la popolazione di Santa Maria che subisce un vero e proprio massacro, dall’altra dirama istruzioni generali in cui si consiglia la tattica da seguire durante la penetrazione in territori occupati dalle bande.
Dopo la sconfitta i tedeschi attendono l’arrivo dei rinforzi e nel frattempo iniziano i lavori per la ricostruzione del ponte, in modo da poter forzare la difesa partigiana con mezzi blindati. I partigiani, dalle loro postazioni, tentano di impedire i lavori.
Gli scontri si susseguono ininterrotti per alcuni giorni: tra i partigiani viene ucciso Cesare Brusoni e gravemente ferito Riccardo Tanzi, che morirà alcune settimane più tardi all’ospedale di Albareto.
I tentativi di ostacolare la riparazione del ponte non hanno successo ed il 15 luglio i tedeschi passano con i mezzi blindati. I partigiani sono costretti a ritirarsi: gli uomini di Beretta verso il Gottero gli uomini di Bill verso il Penna.
Rotte le difese i nazisti scendono a Valle, appostano difese ai nodi stradali ed occupano tutti i paesi da dove partiranno per il grande rastrellamento sui monti.