Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

Federico Salvestri, noto con il nome di battaglia “Richetto”, fu una delle figure più importanti della Resistenza armata nell’Appennino parmense-ligure. Comandante partigiano tra i più conosciuti e rispettati dell’area compresa tra Val Taro, Val Ceno, Lunigiana e alta Val di Vara, il suo nome rimane strettamente legato alla nascita e allo sviluppo delle prime formazioni resistenti attive sulle montagne tra Emilia e Liguria.

Originario di Caranza, piccolo borgo dell’entroterra ligure, Salvestri proveniva dall’Arma dei Carabinieri. Prima dell’8 settembre 1943 aveva partecipato alle campagne militari italiane in Africa Orientale, Francia e Grecia, maturando un’esperienza militare che si sarebbe rivelata decisiva negli anni della lotta partigiana. Dopo l’armistizio e il crollo dell’esercito italiano scelse di unirsi alla Resistenza, contribuendo all’organizzazione delle prime bande armate operanti nell’Appennino.

Tra il 1943 e il 1944 “Richetto” partecipò alla costruzione della rete partigiana attiva nelle zone del Monte Gottero, del Passo dei Centocroci e dell’alta Val Taro, territori strategici per i collegamenti tra Emilia, Liguria e Toscana. In queste montagne, caratterizzate da condizioni ambientali difficili e continui rastrellamenti tedeschi e fascisti, si svilupparono alcune delle più importanti esperienze della Resistenza locale.

Grazie alla sua preparazione militare, alla conoscenza del territorio e alla capacità di comando, Salvestri assunse rapidamente un ruolo centrale nell’organizzazione delle formazioni partigiane. Le testimonianze dell’epoca lo descrivono come un comandante energico, determinato e molto vicino ai propri uomini, capace di mantenere disciplina e coesione anche nei momenti più critici. Era conosciuto per la sua presenza costante in prima linea durante le azioni armate e per la capacità di muoversi rapidamente tra le diverse vallate appenniniche.

Nel corso della guerra partigiana guidò o coordinò numerose operazioni contro presidi fascisti, colonne tedesche e infrastrutture militari nemiche, contribuendo al consolidamento delle formazioni resistenti nell’area compresa tra Borgo Val di Taro, Bedonia, la Lunigiana e la Val di Vara. Il suo nome divenne progressivamente uno dei più temuti dai nazifascisti operanti nella zona.

La figura di “Richetto” è legata anche alla stagione della Repubblica Libera del Taro, una delle esperienze di autogoverno partigiano nate nell’Italia occupata durante il 1944. In quel periodo le formazioni partigiane riuscirono temporaneamente a sottrarre ampie porzioni di territorio al controllo fascista e tedesco, sperimentando forme autonome di amministrazione civile e militare.

I racconti e le memorie dei compagni partigiani restituiscono l’immagine di un comandante autorevole ma profondamente legato alla popolazione delle montagne, il cui sostegno fu fondamentale per la sopravvivenza delle bande partigiane durante i mesi più duri della guerra. La sua esperienza militare e la sua capacità organizzativa contribuirono in modo significativo alla crescita della Resistenza nell’Appennino parmense-ligure.

Nel dopoguerra Federico Salvestri venne ricordato come una delle figure simbolo della lotta di liberazione tra Val Taro e Val Ceno. Ancora oggi il nome “Richetto” occupa un posto importante nella memoria resistenziale del territorio, associato al coraggio, alla capacità di comando e alla determinazione con cui molti giovani e militari sbandati scelsero di opporsi all’occupazione nazifascista.