Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

Nel gennaio del 1945, l'Appennino compreso tra la Val Taro, la Val Vara e lo Zerasco divenne il teatro di uno dei più feroci rastrellamenti invernali della Seconda guerra mondiale. Sospinte da un’imponente operazione nazifascista, centinaia di partigiani sbandati convergevano dalle province limitrofe verso l'Alta Val Taro, affrontando condizioni climatiche estreme, interruzioni delle comunicazioni e un’altissima coltre di neve.


Il 17 gennaio a Codolo di Zeri, un delatore fascista segnala la presenza di un gruppo di partigiani della Centocroci, guidati dal comandante Nino Siligato. Nella notte, una cinquantina di tedeschi circondano le cascine dove riposano i ribelli. Il comandante Nino Siligato, sebbene febbricitante, esce per portare soccorso e viene ucciso all'istante. Lungo il sentiero della ritirata si consuma il massacro: i tedeschi sparano alle spalle dei prigionieri uccidendo Bartolo Bregoli "Bresa" e 13 partigiani sovietici. Solo tre riescono a gettarsi nel burrone.

In quegli stessi giorni, ad Albareto vengono arrestati il parroco e il chierico Albino Orsi con l'accusa di aver suonato le campane per dare l'allarme. Nei giorni successivi, le pattuglie tedesche terrorizzano le frazioni. Vengono uccisi a raffiche di mitra il sessantanovenne Labaro Bottali e il sedicenne Giuseppe Mazza a Tornolo. Il partigiano Lino Bottali viene catturato e in seguito fucilato a Villa Cadè (RE) in una rappresaglia.

Il 19 gennaio scatta l'operazione nemica denominata "La Battaglia del Gottero": undici colonne nazifasciste muovono da Liguria, Toscana ed Emilia stringendo un cerchio attorno al Monte Gottero.

Per coprire lo sganciamento delle brigate liguri, la brigata di Richetto disattende gli ordini di ritirata immediata e ingaggia un duro scontro a fuoco sul Passo del Centocroci, resistendo per ore sotto il tiro dei mortai tedeschi. Cadono numerosi partigiani, tra cui Elio Ferrari e Valentino Marchi "Salto".

Ripiegati a mezzanotte nella canonica di Buto, i comandanti, stremati, si dividono in violenti contrasti verbali. Richetto, esasperato, decide di assumersi la responsabilità e ordina ai suoi uomini l'unica via di scampo: scalare il monte nella tormenta e nell'oscurità, seguiti dai partigiani internazionali del maggiore Gordon Lett. La marcia è drammatica. I muli carichi di armi e provviste devono essere abbandonati nei burroni. Molti partigiani subiscono gravi congelamenti ai piedi; l'inesperienza spinge alcuni a togliersi gli scarponi provocando gonfiori immediati che costringeranno i medici, all'ospedale di Albareto, a procedere a dolorose amputazioni.

Raggiunta la vetta, i superstiti si disperdono in piccoli gruppi. Il Comando, rifugiatosi agli Squarci di Montegroppo, viene tradito da una spia e catturato. Condotto verso il piacentino, il comandante Richetto riesce miracolosamente a fuggire alla scorta gettandosi in un canalone boscoso a Sette Sorelle.
Al suo ritorno tra i compagni, le tensioni mai sopite della notte di Butto e i forti contrasti ideologici e strategici provocano la scissione definitiva della Centocroci.