Il 30 giugno una colonna tedesca, forte di circa 150 uomini perfettamente armati, partie da Berceto a bordo di autocarri con l’obiettivo di penetrare in territorio libero del Taro. Forzato un primo posto di blocco a guardia della strada provinciale tentano di dirigersi verso Borgotaro, probabilmente con l’obiettivo di occupare la stazione ferroviaria.
Allertati telefonicamente, scatta l'allarme tra tutte le formazioni partigiane, che si dirigono nella zona per fronteggiare l'incursione. Nella frazione borgotarese di Frascara, la marcia dei tedeschi viene arrestata da un gruppo del Molinatico che spara con un fucile mitragliatore sulla colonna e causa grosse perdite al nemico.
Lo scontro a fuoco induce i nazisti a fare dietrofront, ma per coprirsi la fuga prelevano nell’abitato di Frascara una ventina di ostaggi civili fra i quali anche donne e bambini, e uccidono un anziano del posto, Mario Salvanelli.
Davanti alla porta della sua casa, riducono in fin di vita un altro anziano, Giuseppe Ruggeri, che morirà qualche ora più tardi a causa delle percosse ricevute.
Saccheggiate le abitazioni, la colonna tedesca si da alla fuga. Durante il rientro si imbattono in altri civili, che vengono fermati e fatti salire con la forza sugli automezzi. Nel frattempo, il Comando Partigiano di Borgotaro sta organizzando l'offensiva: per telefono avverte il gruppo Poppy a Lozzola che si apposta sulla riva destra del torrente Manubiola in attesa del nemico, quindi avverte tutte le formazioni disponibili: Molinatico, Vampa, Centocroci, Tarolli, che si mettono all’inseguimento del nemico, in parte a piedi e in parte sui pochi mezzi di trasporto disponibili.
Informati della posizione dei tedeschi nell'abitato di Ghiare di Berceto, i partigiani si dirigono verso il ponte distrutto sulla Manubiola, il ponte del diavolo, sulla provinciale Berceto – Borgotaro. D’altra parte i tedeschi, dopo aver guadato il torrente a Ghiare di berceto, sentendosi ormai al sicuro fanno una breve sosta per rifocillasi con i generi alimentari razziati a Frascara, e iniziano a risalire verso Berceto sulla strada alla destra del Manubiola.
All’altezza di Groppo San Giovanni vengono fermati dagli uomini di Poppy, mentre arriva anche la squadra di Gomel accorsa da Baselica.
I primi camion di tedeschi vengono colpiti e non possono proseguire; alla loro sinistra le rocce a picco sulla strada inibiscono una facile fuga, quindi si sparpagliano lungo il greto del torrente, improvvisando piazzole di difesa e utilizzando come scudo gli stessi civili.
Sopraggiungono altri partigiani che incominciano l’attacco sparando dai costoni alla sinistra del torrente; altri scesi sul greto avanzano attaccando alle spalle, mentre un ultimo gruppo, a completare l’accerchiamento, passa sulla riva destra. La strategia è improvvisata ma efficacissima ed i tedeschi completamente accerchiati si difendono facendosi scudo con i civili che, immobili, sentono fischiare le pallottole dei partigiani e sono storditi dal rumore e dal calore delle armi dei tedeschi.
Il primo partigiano a cadere è il dott. Antolini "Guelfo del Molinatico" colpito sui costoni a picco sul torrente mentre sta accorrendo in soccorso di un ferito.
Ma il maggior numero di vittime si registrano tra gli ostaggi dei quali i tedeschi si sono fatti scudo: Domenico Del Nevo (56 anni), Rosetta Del Nevo (11 mesi), Vittorio Gavaini (47 anni) e la suocera Gaetana Ralli, Attilio Levati (41 anni), Giuseppe Ruggeri (40 anni), Mario Salvanelli (85 anni), Giovanni Salvanelli (56 anni).
Lentamente i partigiani stringono il cerchio ed attaccano per due volte con gli Sten finché i tedeschi si arrendono: hanno avuto 14 morti e parecchi feriti.
Fra gli ottanta prigionieri c'è anche il capitano Muller, che sarà poi il carnefice della strage di Strela.
Ingente il bottino che comprende otto autocarri, due motociclette, armi pesanti ed individuali; un altro autocarro colpito nell’attacco viene incendiato, mentre il decimo con i morti e i feriti dello scontro di Frascara era stato mandato avanti alla colonna ed era riuscito a sfuggire all’accerchiamento.
I morti tedeschi vengono sepolti nel cimitero di Albareto, ed il parroco si prende cura di mandare al comando tedesco di Berceto i loro effetti personali. I prigionieri vengono internati a Compiano.