Il professore Achille Pellizzari, già deputato al Parlamento tra il 1921 ed il 1924 per il Partito Popolare, e professore di letteratura all’ Università di Genova, alla caduta del fascismo si era fatto promotore di una riunione di professori nel corso della quale fu approvato un ordine del giorno in cui fra l’altro si riaffermavano i principi di libertà "senza la quale non è possibile vita del pensiero, progresso della scienza, facendo attività dell’insegnamento". Per questo, nel maggio del’44 era stato incriminato dalla polizia fascista.
Costretto così a lasciare Genova, si era rifugiato a Berceto dove era solito passare le vacanze estive.
Con l’approssimarsi del rastrellamento è costretto a fuggire anche da Berceto ed il 1 luglio si rifugia a Compiano presso il figlio Piero "Rodrigo" il quale, partigiano dall’inizio di giugno con Vampa, collabora con il Col. Lucidi alla costituzione del Comando di Coordinamento.
Il professor Pellizzari si rendere protagonista della pubblicazione di un giornale libero intitolato “La Nuova Italia”, che viene stampato nella locale Tipografia Cavanna.
Nell’articolo intitolato “Annunzio” si posso leggere liberamente per la prima volta, dopo tanti anni di menzogne, parole semplici e vere: “Tratteremo di urgenti problemi che occorrono risolvere in questo lembo di terra bagnata dal sangue dei martiri e già sorriso delle prime luci del nuovo giorno.
Vogliamo che la vita mantenga tutti i suoi diritti, anche i più umili, vogliamo che la praticità dei bisogni domestici venga soddisfatto col consenso e secondo i legittimi desideri dei cittadini e senza che venga a nuocimento agli interessi generali della Comunità".
In queste parole è già un programma politico, quasi il fondamento della Costituzione Repubblicana.
Vedranno la luce solo tre numeri di questo giornale, che rappresenta un esempio del tutto particolare di stampa della Resistenza.
È questo primo di tre numeri de "La Nuova Italia" un esempio del tutto particolare di stampa della Resistenza.
Anche se nasce all’interno del movimento delle formazioni della Val Taro, non è un giornale partigiano; ne poteva esserlo dato che il suo ispiratore, da pochi giorni si era unito al movimento dei ribelli e non ne conosceva ancora i problemi e le caratteristiche.
Non è neanche un giornale di partito dato che il futuro commissario politico del Comando Unico non aveva ancora avuto il tempo di collegarsi con le deboli strutture del partito democratico cristiano della provincia.
Ma la straordinarietà ed unicità di questa pubblicazione è dovuta allo spirito che ispira tutti gli scritti, profondamente impregnati di valori ed interessi sociali e civili.
Se la sua pubblicazione è legata all’arrivo del prof. Pellizzari a Compiano per sfuggire al rastrellamento tedesco, niente meglio di questo giornale caratterizza il punto d’arrivo e di svolta della lotta armata, che da allora non sarà più soltanto un movimento militare, ma un complesso movimento che cerca la propria legittimazione nel contatto con la popolazione, le sue necessità, le sue aspirazioni.