Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

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L’azione partigiana della di primavera ha portato ad una modifica nei rapporti di forza in campo, eil rastrellamento massiccio di maggio, con il suo cieco furore, non riesce a ristabilire l’equilibrio.
I tempi sono ormai maturi per il grande esperimento dell’Estate del 1944: il Libero Territorio della Valtaro e Valceno

Con la fine della primavera dell 1944 il movimento partigiano nella nostra valle compie un salto di qualità. La continua crescita delle bande, alimentate dai renitenti alla leva e dai disertori delle forze repubblichine, la diffusione nel territorio dei luoghi di localizzazione, il migliore armamento, le continue azioni contro i presidi, portano allo sgretolamento totale del sistema difensivo della Repubblica Sociale Italiana in tutta la zona di montagna. Ma  strettamente connesso all’azione militare è il nuovo  significato che assume il movimento resistenziale, che entra così in contatto con la  massa della popolazione.

I partigiani scendono quasi giornalmente nei borghi di fondovalle, sia per le azioni contro le strutture militari, sia per necessario approvvigionamento delle formazioni, mentre le masse di giovani di ogni ceto sociale, che salgono sui monti, mantengono continuamente legame con i propri nuclei famigliari. La compenetrazione tra corpo sociale e gruppi armati incomincia così a diventare ampia e profonda.
Conseguentemente a questa nuova situazione cambia anche il tipo di azione militare: non più o non soltanto il colpo di mano di piccoli nuclei sull’apparato nemico, ma azioni a raggio sempre più ampio che coinvolgono le strutture amministrative e politiche della società fino ad arrivare all’occupazione di larghi territori con azioni militari che coinvolgono larghe masse di uomini, che devono essere quindi coordinate ed organizzate.

Alla fine del rastrellamento di maggio dopo qualche giorno di riorganizzazione, il fronte della guerriglia riprende l’attività coinvolgendo ormai tutta la montagna con azioni che, viste nel suo complesso, hanno il significato di un vero e proprio assedio cui sono sottoposte tutte le Guarnigioni fasciste dell’alta Val Taro e Ceno.

 

La riunione di Caffaraccia

Il 5 giugno alcuni comandanti delle formazioni partigiane operanti in Val Ceno e in Val Taro si riuniscono a Caffaraccia per concordare una strategia comune per tutte le formazioni.
È un momento d’incontro che risponde all’impellente necessità di una maggiore solidarietà tra i diversi gruppi. Con la riunione di Caffaraccia il problema di un coordinamento viene sottoposto all’attenzione dei comandanti Valtaresi sotto forma di proposta per un’azione coordinata con l’obiettivo di liberare tutta la Val Taro e la Val Ceno.
La proposta viene formulata da Dario, comandante della 12ª Brigata Garibaldi, che però riceve il diniego dei comandanti valteresi Vampa, Dragotte e Giorgione.
Questi ultimi fanno notare che la Valle del Taro, a ridosso della Cisa, attraversata da importanti carrozzabili, ma soprattutto percorsa dalla linea ferroviaria Parma – La Spezia, riveste un peso militare notevolmente diverso dalla Val Ceno. Dragotte e Vampa sono propensi a continuare l’azione secondo la tipica logica di guerriglia.

Probabilmente qualche insicurezza dei borgotaresi è causata dal fatto che, a differenza della 12ª Brigata Garibaldi – una struttura di 1200 uomini compatta ed organizzata in tutti i particolari -, le formazioni della Val Taro sono ancora divise in gruppi relativamente piccoli e con scarsi collegamenti fra loro. Ma sicuramente un peso rilevante nel determinare il rifiuto a collegarsi con la formazione garibaldina è da ricercarsi in motivazioni politiche, ovvero il rifiuto di collegarsi a formazione comuniste. Ancora una volta le esigenze militari si intrecciavano con profonde motivazione politiche.

Liberazione della Valceno

Ma Dario non può attendere ed il 17 giugno informa i dirigenti politici del suo partito: “Azione è imminente. Tenete presente che data la vastità della nostra azione, salteranno probabilmente per qualche tempo i collegamenti normali fra le montagne ed il centro sarà bene quindi che vi affrettiate a passarci le istruzioni che credete necessarie.

Il 10 giugno la 12ª Brigata Garibaldi rompe gli indugi e prende l’iniziativa, divisa in tre colonne parte all’attacco della Val Ceno e libera Bardi, Varsi e Pellegrino dove vengono insediati nuovi Consigli comunali e nominati i sindaci.
È il primo territorio libero.

Liberazione della Valtaro

Trascinate dall’esempio, anche le forze partigiani della Val Taro partono all’attacco dei paesi del Fondovalle.
La sera del 14 giugno un gruppo di partigiani entra a Borgotaro a bordo di un camion e scoraza indisturbato per le vie del paese cantando inni patriottici e poi si allontana.vLe autorità presenti in paese, nella notte fuggono.
All’alba del 15 giugno, il Gruppo Centocroci occupa Bedonia, che già era stata evacuata dalle autorità civili, e una trentina di militari viene disarmata dopo una breve paratoria davanti alla caserma. Nel frattempo, un distaccamento del Penna fa saltare i ponti di Borgonovo – Malanotte, e Pelosa sulla strada da Chiavari – Bedonia.

Lo stesso giorno il Gruppo Molinatico, Vampa e Tarolli, occupa i due presidi di Borgotaro abbandonati nella notte dai fascisti, che erano fuggiti attraverso la galleria del Borgallo.
Si forma subito una grossa manifestazione popolare che sfila per le vie del pese e si porta al monumento dei Caduti dove i partigiani presentano le armi; poi tutti sono in libera uscita: c’è chi va a casa dopo mesi di assenza, c’è chi si prende il gusto di sedersi pacificamente al bar ed è quindi piena la sorpresa quando di fronte all’Albergo Appennino si ferma un’autovettura tedesca.
Anche il tedesco seduto al volante rimane stupito dalla scena che si presenta davanti ai suoi occhi: di fronte all’albergo, pacificamente seduti a dissetarsi di bibite e a festeggiare la vittoria, ci sono i partigiani con le armi appoggiate alle sedie e ai tavolini.
Vinta la sorpresa, il tedesco afferra una bomba a mano, ma ad evitare una strage è Aldo Pelizzone “Lupo” che più veloce di tutti balza dalla sedia, entra nell’automezzo e riesce ad immobilizzare il tedesco.
Viene dato immediatamente l’allarme, giusto in tempo per affrontare una seconda vettura che, arrivando da Bedonia, si è fermata all’ingresso del paese.
I partigiani accorrono ad appostarsi disordinatamente ai lati della strada, ma la vettura riprende ad alta velocità la sua corsa , e riesce a superare il centro del paese prima di essere fermata all’imbocco del ponte di San Rocco.
Le due vetture provenienti dalla Liguria non erano state intercettate dai partigiani del Centocroci che presidiavano il passo. Per un miracolo viene evitata una strage ma nella confusione di questo imprevisto scontro perde la vita il partigiano Remo Dallara “Esonero”.