Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

Uno degli avvenimenti più siginificativi di questa prima fase della Resistenza è senza dubbio l'assalto alla stazione ferroviaria di Valmozzola.

E' la mattina del 12 marzo 1944 quando una parte del gruppo Betti, guidato dallo stesso comandante, dopo aver requisito il grano al Consorzio Agrario di Valmozzola, si dirige alla stazione ferroviaria e assalta un treno diretto a Parma. Una carrozza è piena di militari, e alcuni rispondo al fuoco. Mario Betti viene colpito a morte, mentre l’ufficiale che l'ha ucciso riesce a scendere a terra dove viene ucciso da altri partigiani. Il combattimento si protrae confusamente per qualche minuto lasciando a terra altri tre militari, prima che i superstiti si arrendano. Rapidamente il treno viene rastrellato e tutti i militari fatti prigionieri. Dopo un breve e sommario processo dei prigionieri, nonostante il parere contrario di una parte del gruppo e le proteste della popolazione, sei vengono fucilati, mentre i restanti prigionieri, compresi i tedeschi, vengono liberati. Alcune ore dopo, Valmozzola è piena di soldati: fascisti e tedeschi compiono parecchie puntate sui monti circostanti senza trovare alcun partigiano. Vengono invece arrestati ed imprigionati per qualche mese alcune decine di civili, fra cui i ragazzi che avevano custodito i corpi dei militi fucilati. Nei giorni successivi i fascisti della X Mas di Pontremoli preparano una rappresaglia ed il 17 marzo vengono condotti a Valmozzola sei giovani renitenti alla leva e due soldati sovietici, sorpresi qualche giorno prima in un rifugio sul Monte Barca in Lunigiana.
I fucilati sono sette: un ragazzo del gruppo viene all’ultimo momento graziato, perché tutti i suoi compagni, prima di morire, testimoniano che era stato costretto a seguirli. È la prima rappresaglia fascista che segue ad una azione dei partigiani nel parmense.