Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

Con la nuova struttura organizzativa le brigate partigiane iniziano una attività più sistematica ed organica. Finito il tempo delle imprese solitarie, decise all’improvviso, ogni episodio ormai si inserisce nella strategia globale della guerra partigiana, che non esclude, anzi rende più significative, le iniziative delle singole Brigate, dei loro distaccamenti ed i veri e propri atti di eroismo dei singoli partigiani.
Mentre le altre vallate della provincia, alla fine del rastrellamento estivo, sono state evacuate dai nazifascisti, la Valle del Taro, per l’importanza che riveste il funzionamento delle ferrovia, viene presidiata dai tedeschi che recuperano i punti strategicamente più importanti del fondovalle e si accasermano in fortilizi poderosamente fortificati. È tuttavia un esercito straniero isolato in un ambiente ostile, in un paese che non pretende di governare o amministrare, ma che occupa militarmente al solo scopo di tenere aperte ed efficienti le vie di comunicazione.
Ed è contro le vie di comunicazione che riprende l’attività dei partigiani: automezzi, treni, pattuglie isolate in perlustrazione, sabotaggi ai ponti stradali, e ferroviari, qualche improvviso attacco contro le guarnigioni più sguarnite.
A loro volta i tedeschi e i fascisti reagiscono con continue puntate offensive in montagna contro le formazioni partigiane più attive e nei punti dove sono più esposti e vulnerabili.
Con l’autunno del 1944 si delinea così un fronte abbastanza definito, che vede i nazifascisti occupare paesi del fondovalle, mentre i partigiani occupano più o meno permanentemente le frazioni ed i villaggi della montagna. Due territori che i due eserciti contendenti, nelle loro reciproche azioni offensive, invadono temporaneamente e da cui si ritirano subito dopo essere sopraffatti.

In ottobre, la fine della guerra sembrava imminente. Gli alleati erano arrivati sulla Linea Gotica, pronti ad una grande avanzata.
Verso la fine di settembre, anzi, l’avevano superata gettando una testa di ponte lungo il territorio ravennate e raggiungendo il confine ferrarese.
Le forze partigiane sono pronte in tutto l’arco appenninico a partecipare alla liberazione ed i tedeschi, visto il fallimento dei tentativi di annientare questa forza alle loro spalle, proseguono la classica strategia del terrore, scagliandosi contro le popolazioni con una ferocia mai vista prima.

In previsione della battaglia finale, il generale Alexander comandante delle forze alleate in Italia aveva inviato un messaggio di incitamento alla lotta a tutti i Comandi Unici: "il giorno tanto da voi atteso è finalmente giunto. Faccio appello a tutti i patrioti d’Italia ad insorgere contro il comune nemico".
Tutto sembrava pronto per la liberazione, ma le settimane passano, lo spettro dell’inverno si avvicina e lo sconforto cala sulle file partigiane quando il 12 novembre, lo stesso Generale Alexander con un nuovo messaggio comunica che la Liberazione è rimandata e che si inizia una nova campagna invernale.
I Partigiani dovevano evitare attacchi diretti, risparmiare armi e munizioni, prepararsi per l’inverno, perché gli alleati non intendevano compiere operazione su larga scala fino alla primavera.
Dopo tanta attesa, dopo tanti sacrifici ancora un tragico "tutti a casa".

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