Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

L’alta Val Gotra viene investita dai nazifascisti il 3 Agosto, nel corso del rastrellamento che coinvolge l’alto pontremolese.
L’attacco, partito da Pontremoli, investe lo zerasco su tre direttrici di marcia. La resistenza partigiana è pressoché nulla, forse a causa dello stato di disorganizzazione dovuta ai precedenti rastrellamenti e dei contrasti tra le varie formazioni, che erano culminate nella condanna a morte del comandante del Battaglione Picelli, Dante Castellucci "Facio".
Tutto l'alto pontremolese e lo zerasco vengono investiti dal rastrellamento: i paesi di Arzelato, Codolo, Castoglio, Rossano, Patigno Coloreto, Adelano, Barbugliara vengono bombardati dai mortai, saccheggiati, incendiati e i civili, trovati nelle case od in fuga verso i monti, barbaramente uccisi.
Oltre cento partigiani periscono liguri toscani periscono, ed ingente è il materiale bellico delle formazioni andato distrutto e caduto nelle mani dei nemici. Si tratta di materiali che le formazioni della zona avevano ottenuto dai lanci organizzati dal magg. Gordon Lett, comandante del Battaglione Internazionale, che purtroppo erano stati mal distribuiti e inutilizzati nel momento del bisogno.

Al passo dei Due Santi vengono sorpresi da una pattuglia tedesca, anche il Colonnello Lucidi ed il suo aiutante il Maggiore "China". I due ufficiali si erano rifugiati nello zerasco dopo l’occupazione della Val Taro con tutti i componenti del Comando di Coordinamento di Compiano, e da lì avevano cercato di riorganizzare le formazioni valtaresi. Il rastrellamento li sorprende sorpresi mentre si recavano ad Albareto insieme ad altri partigiani sbandati.
Braccato dai tedeschi, il Colonnello Lucidi, prima di essere disarmato, si uccide con un colpo di pistola, mentre il Maggiore China viene fucilato qualche ora dopo con altri tre partigiani. Miglior fortuna ha il prof. Polizzari "Poe", che pure si trovava ad Adelano ma, alle prime avvisaglie del rastrellamento, aveva deciso di dirigersi a Sarzana.
Le formazioni liguri e toscane della zona, divise in gruppi, disorientate, sospinte dal rastrellamento cercano una via di scampo verso il Gottero, per scendere lungo la Val Gotra presidiata dal Centocroci.
Nel frattempo, al vertice di questa formazione era avvenuta una crisi di comando: nel corso del rastrellamento di luglio, Beretta aveva lasciato la zona diretto in Liguria, cosicché la formazione, rimasta senza direttive, aveva nominato nuovo comandante Federico Salvestri "Richetto".
Ma anche la Val Gotra viene investita da una colonna del battaglione Lupo della X MAS, coadiuvata dai tedeschi: partiti da Borgotaro, Bedonia e Compiano occupano Albareto e quindi salgono a Tarsogno. Richetto ne segue le mosse: pensando che il reparto, raggiunto il passo, scenda verso Varese Ligure, manda un suo distaccamento verso il Centocroci con l’intento di sorprendere i nemici lungo la carrozzabile, ma questi, poco prima di Tarsogno, imboccano il sentiero per il Monte Scassella, che domina l’intera valle proprio di fronte a Montegroppo. L’intenzione dei fascisti è evidente: aspettare i partigiani liguri e Toscani che, incalzati dal rastrellamento, risalgono dal pontremolese per chiudere loro la strada.
Il momento è drammatico, ma il Centocroci non si lascia prendere dal panico ed affronta la battaglia per lasciare aperto il varco.
Il Monte Scassella, occupato dai fascisti e dai tedeschi, viene preso d’assalto dal Centocroci da tre parti.
Il combattimento inizia nel tardo pomeriggio e si protrae sino a notte fonda, quando i fascisti sono costretti ad abbandonare le loro postazioni e a rifugiarsi a Tarsogno, lasciando sul terreno 10 morti.
La mattina seguente, i nazifascisti tentano di riguadagnare la posizione perduta, ma sono nuovamente investiti dal fuoco partigiano, costringendoli nuovamente alla fuga.