Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

Gli scioperi di marzo e l’estendersi della guerriglia delineano un quadro preoccupante agli occhi della governo di Salò e si prospetta la necessità di azioni militari coordinate, anche per contrastare il sentimento di sfiducia che serpeggia nell'organizzazione fascista, falcidiata da calo degli iscritti, dal drastico calo del reclutamento delle forze armate e le numerose diserzioni.
Per giustificare la propria incapacità di governo del territorio ed invocare operazioni militari in grande stile, l'apparato fascista esagera le stime sulla consistenza numerica dei ribelli, sul loro armamento e sull’ efficienza bellica fin quasi ad insinuare che si tratti di un vero e proprio fronte organizzato dagli Alleati.

Il risultato di questa situazione è la decisione di intraprendere una azione militare congiunta di forze repubblichine e reparti nazisti, come quella che si svolge nell'Alta Val Taro durante la Settimana Santa. Diverse formazioni dell'apparato repressivo fascista - militari delle G.N.R., Brigate Nere, battaglioni della X MAS, assistite da pattuglie ed ufficiali tedeschi intendono riaffermare il controllo sulla valle e colpire le formazioni partigiane ormai stabilmente radicate sui monti e favorite dalla popolazione.


Da Ostia partono tre formazioni che puntano su Gorro, Belforte e Baselica per congiungersi sul crinale del monte Molinatico e cercare di sorprendere la formazione Vampa che proprio allora stava iniziando l’attività.
Lo spartiacque del Bratello dove opera il Battaglione Picelli viene investito da tre formazioni partite da Borgotaro, Pontremoli e Zeri che si congiungono al Lago verde. La Val Gotra dove opera la Cento Croci viene investito da formazioni che vengono dal Passo Cento Croci, attraverso Tornolo ed Albareto, mentre l’alta Val Ceno viene investita da una formazione partita da Bedonia con l’intento di affrontare il Gruppo Penna. Le formazioni della Val Taro affrontano così la prima prova difficile.
Il gruppo di Vampa riesce ad eludere il contatto coi fascisti mentre il Picelli riesce a rompere l’accerchiamento del Lago Verde e a rifugiarsi alle caselle di Nola nel borgotarese. Anche il Cento croci riesce a eludere l'attacco del nemico.
Berretta con una parte della formazione si rifugia sul Pelpi mentre Richetto ed i suoi uomini si addentrarono sopra il Passo del Bocco, alle falde del monte Zatta, per riunirsi tutti a Barbagelata, nella seconda metà di aprile.
L’azione nazifascista sorprende invece una piccola pattuglia di ribelli che era scesa a Sesta Godano per prelevare armi. Alcuni riescono a fuggire, mentre il comandante Piero Borrotzu, "tenente Piero", si consegna ai nemici. Con il suo nobile gesto, il tenente Piero salva la popolazione di Chiusola dall'eccidio e il borgo dalla distruzione, e per questo verrà insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Lo stesso giorno, il 5 aprile, altri tre uomini del gruppo di Borrotzu, il parmense Elio Pavesi, il ragusano Giovanni Salice e il cosentino Salvatore Icones, vengono catturati dai tedeschi e fucilati in piazza a Sesta Godano. Altri due partigiani, vengono uccisi dopo un feroce interrogatorio e i loro corpi abbandonati vicino al passo di Cento Croci.
L’8 aprile un forte contingente di fascisti arriva a Bedonia da Parma, comandato da ufficiali tedeschi, ed il mattino seguente, giorno di Pasqua, tenta di sorprendere i partigiani del Penna. Questi sono però informati e sono pronti a riceverli: la formazione viene divisa in quattro squadre appostate in diversi punti: Montevaccà lungo la strada che da Bedonia passa nella Val Ceno, lungo le due mulattiere del Segarino, a Montarsiccio lungo la strada comunale.
I militi fascisti risalgono la strada verso Montevaccà su una corriera mentre gli ufficiali tedeschi precedono su una macchina militare. I partigiani sono appostati nei boschi a lato della strada, sopra il passo, ed alla prima curva, sotto il passo, con l’intenzione di prendere i nemici tra due fuochi, ma gli autisti degli autocarri, venuti a conoscenza del pericolo, si fermano qualche centinaio di metri prima e sono quindi i tedeschi ed i fascisti a sorprendere i partigiani con un intenso fuoco di fucili mitragliatori.
Alcuni partigiani vengono colpiti: ferito alle gambe Ruggeri Pietro di Porcigatone, Brindani Primo "Libero", Mari Squeri "Battaglia", e Otello Ghillani "Pablo". Questi ultimi aiutati dai compagni, riescono a salvarsi mentre Ruggeri impossibilitato a muoversi viene raggiunto e ucciso.
Il 12 aprile si svolgono a Bedonia i funerali di Pietro Ruggeri, primo partigiano borgotarese caduto, e John Harrison, soldato inglese ucciso a Ponte Ceno.