Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

I contatti del C.L.N.P. con i referenti antifascisti dei paesi della Val Taro e del Val Ceno si intensificano con la fine di ottobre del 1943. Ai referenti locali che avevano operato nella clandestinità si aggregano giovani, militari e ufficiali tornati a casa dopo l’8 settembre, che prendono parte attiva al lavoro cospirativo.

Su sollecitazione del C.L.N.P. si ricostruisce un Comitato Clandestino antifascista che coordina tutto il lavoro politico ed organizzativo: si inizia la raccolta di fondi, si cercano le armi, si collabora a smistare gli sbandati militari ed i renitenti alla leva, sia locali, sia provenienti da Parma o da altre province.
Alle pendici del Molinatico, per iniziativa del parroco di Belforte don Giulio Anelli iniziano a coagularsi gruppi di ex militari di Borgotaro, Ostia, Valmozzola, Berceto.

Anche a Bedonia l’antifascismo può contare su personalità di diverse tendenze. L’avv. Silva e lo studente in medicina Flaminio Musa, Mario Squeri, Gianni Moglia, Cosimo e Sante Caramatti, Domenico Raffi, Lagardeur, Il barbiere Sghia, Albino Monteverdi. I contatti con Parma avvengono tramite due canali: quello comunista costituito da Ilio, il futuro Commissario della 47° Brig. Garibaldi, designato allora al comando di una costituenda Brigata Garibaldi Nord Emilia, e quello a cui facevano riferimento gli studenti o gli ufficiali, in generale i giovani di estradizione borghese, guidato da Giorgio Mazzadi "Giorgione".
Una prima tappa di tutta la vicenda cospirativa è costituita da una riunione tenuta in casa di Mario Squeri "Battaglia" il quale sarà per tutti i primi mesi un punto di riferimento degli antifascisti bedoniesi. La riunione si tiene l’1 Novembre del '43: Giorgione prospetta la necessità di costituire nel bedoniese una base di appoggio per uno sbarco di paracadutisti alleati. Si decide comunque di iniziare un lavoro concreto di reclutamento e di localizzazione dei rifugi. Si decide di raccogliere denaro per l’acquisto di armi, tramite sottoscrizioni più o meno volontarie, di iniziare ad approntare basi logistiche in montagna. Successivamente , tramite Marco e Giorgione si perfezionano i collegamenti con i centri cospirativi provinciali.

Con Albareto i contatti vengono mantenuti dal Maestro Angella e dopo l’arresto di questi, dall’avv. Zecca ma soprattutto da Aldo Costi "lo Zio", mandato espressamente dal C.L.N. di La Spezia, che tiene la Val Gotra in particolare considerazione come zona di entroterra a cui fare affluire i giovani dalle città della Liguria. La Resistenza può contare su un gruppo di antifascisti locali fra i quali il sig. Varese, il dentista Osvaldo Bosi , Guido Saracchi,  Giovanni Spagnoli.
Nella Val Gotra si era formato un piccolo gruppo di sbandati, in parte militari ed in parte renitenti alla leva locali con cui era necessario mantenere i collegamenti ed a cui bisognava fornire armi e vettovagliamenti. Un altro gruppo si era costituito nei casolari del crinale del Centocroci costituito da giovani antifascisti provenienti da Varese Ligure e Caranza.

Contemporaneamente a Sambuceto, Gravago, Vischetto e Osacca vengono approntati rifugi e si vanno costituendo i primi nuclei resistenziali della Val Ceno.