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La Medaglia d'Oro al Valor Militare è stata conferita al comune di Borgo Val di Taro con decreto del Presidente della Repubblica del 24 gennaio 1985, e consegnata il 21 settembre dello stesso anno da Francesco Cossiga. Il riconoscimento onora la comunità per il suo ruolo attivo nella Resistenza e i sacrifici compiuti durante la seconda guerra mondiale.
Qui sotto riportiamo il discorso tenuto quel giorno dall'ex sindaco di Borgotaro Giuseppe Costella, all'epoca Consigliere Regionale, pubblicato l'anno successivo dalla Casa editrice Luigi Battei di Parma per volontà dell'ANPC.
Introduzione
Signor Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga
Con animo profondamente grato e riconoscente mi associo alle parole e ai sentimenti di stima e ringraziamento espressi dal Sindaco di Borgotaro, dal presidente della Provincia, dal presidente della Giunta regionale dell’Emilia e Romagna, ricordando a tutti come questa sia la prima volta che un Presidente della Repubblica ci onora della Sua presenza, che avviene in una circostanza di altissimo significato storico e patriottico per tutta la provincia di Parma, coincidente tra l’altro con il quarantesimo anniversario della Liberazione.
Signor Presidente, signor Ministro, on.li Parlamentari, Consiglieri regionali, signori Sindaci, signor Console degli Stati Uniti, autorità religiose e civili, partigiani e cittadini tutti, mi è stato affidato dall’apposito comitato che ha curato la presente manifestazione l’ onore di illustrare molto brevemente le circostanze storiche, politiche e le condizioni ambientali del tempo nel quale, durante la durissima guerra partigiana si venne a creare nel giugno del 1944 nell’Alta Val Taro e Ceno il “Territorio Libero del Taro” costituito dai Comuni di Albareto, Bardi, Bedonia, Berceto, Borgotaro, Compiano, Tornolo, Valmozzola, Varese Ligure, e come la sua affermazione fu oggetto di una pesantissima reazione militare da parte di truppe nazifasciste, a cui si contrappose il valore eroico delle locali brigate partigiane che si erano andate costituendo fin dal gennaio 1944, dai primi gruppi conosciuti “Monte Penna” e “Centocroci” e dalle successive, Banda Vampa e Betti, e che in breve tempo, nella primavera del 1944, già si erano date un organizzazione militare più che soddisfacente; valore ed eroismo dicevo che stanno alla base della motivazione della Medaglia d’Oro al Valore Militare per attività partigiane.
Antifascismo
In questo ambito territoriale l’antifascismo non fu dell’ultima ora, né solo del periodo della guerra partigiana, ma ebbe radici più profonde e lontane. Il fascismo, che ebbe consensi minimi nel 1924, fu tiepidamente considerato e non pochi furono gli antifascisti che scelsero l’esilio o il confino per continuare l’opposizione ideologica e politica.
Per tutti basterà ricordare il Borgotarese Lazzarelli, socialista che in Francia fu collaboratore ed amico dei fratelli Rosselli, di Pertini e altri ben noti fuorusciti antifascisti italiani.
Il collegamento con l’estero dei nostri emigranti, con particolare riferimento all’Inghilterra e agli Stati Uniti, consentiva di mantenere vivo uno spirito critico e consapevole dei gravi e pesanti limiti dell’ideologia fascista, delle preoccupanti carenze politiche – amministrative del governo del tempo.
Soprattutto, rendeva insofferente la gente, la mancanza della libertà, della libera manifestazione del pensiero, di attività e di associazione sia ispirate a ragioni e a motivazioni religiose che sociali. Esiste a proposito un’ampia documentazione di tale stato d’animo della popolazione.
Infine, la guerra non poteva che aggravare pesantemente ed irrimediabilmente la situazione già molto precaria sia sotto l’aspetto politico oltre che socioeconomico.
I giovani di questa montagna come da sempre partirono per altre terre, prime di tutte l’Africa. La maggioranza furono alpini e questi conobbero le umiliazioni militari in Albania, Grecia e Russia; altri non si arresero a Cefalonia.
Queste amare esperienze aumentarono nei giovani il convincimento dell’inutilità delle barbarie della guerra, della stretta dipendenza dell’Italia al regime nazi tedesco.
Le condizioni economiche erano di assoluta povertà tipiche dell’Appennino italiano e le popolazioni vivevano nella più completa autarchia.
L’8 settembre 1943 regnò la svolta decisiva, fu la scintilla che accese il segnale della riscossa tanto attesa dal Paese contro i nazifascisti e che qui trovò le condizioni ideali, territoriali, sociali e politiche per accendere subito l’animo e le speranze dei piccoli gruppi partigiani iniziali prima ricordati per contare all’inizio del 45 ben 12 Brigate militari preparate, capaci di sostenere l’urto armato dei nazifascisti.
Punto costante di riferimento fu la popolazione che, unita al proprio clero, pur conoscendo i pericoli che si esponeva, rappresaglie, incendi delle abitazioni, deportazioni, violenze ed uccisioni a freddo, come in effetti fu, diede tutto l’aiuto possibile con il calore del fuoco, di un rifugio accogliente, del vitto anche se spesso scarso , soprattutto dimostrò quella profonda solidarietà per cui il movimento della Resistenza locale fu un tutt’uno di popolo tra gli uomini in armi e la gente comune dedita ai propri compiti usuali.
La lotta armata
Per necessità di tempo, in questo contesto mi limiterò a riferire sinteticamente come sorse ed ebbe fine il “Territorio Libero del Taro”.
Le Alti Valle del Taro e del Ceno furono senz’altro uno degli epicentri più vitali della lotta partigiana nell’Italia Settentrionale. Geograficamente sono poste all’estremo limite occidentale della Provincia di Parma, sul confine tra Emilia, Liguria e Toscana.
Questo ampio territorio, dopo l’8 settembre, venne ad assumere particolare rilievo strategico, essendo attraversata dalla Linea ferroviaria Parma – La Spezia, nonché dalla statale 359 che attraversando Bardi e Bedonia porta in Liguria, della rotabile del passo del Bocco e del Cento Croci e fiancheggiato dalla statale della Cisa.
È a tutti nota l’importanza attribuita dal comando tedesco alla linea ferroviaria Parma La Spezia, l’unica che permetteva i collegamenti con il fronte e la Pianura Padana, tra quest’ultima è l’importanza del porto militare di La Spezia e che doveva pur costituire una veloce e sicura via per un eventuale rapida ritirata verso Nord. Per queste ragioni il comando tedesco ebbe a far presidiare con forti contingenti di uomini e mezzi la stazione di Borgotaro.
Gli stessi alleati ne riconobbero l’importanza tanto che la linea stessa venne bombardata quasi quotidianamente dall’aviazione alleata. Borgotaro subì 47 incursioni aeree con il sacrificio di 25 vittime civili.
Per tutto il mese di aprile e il maggio del 1944 le azioni dei partigiani diventarono sempre più audaci tanto che il comando tedesco preoccupato della crescente attività delle formazioni partigiane, decide di fare un vasto rastrellamento sul Monte Penna.
Vengono impiegate più di 5.000 uomini con appoggio di artiglieria ed aerei da ricognizione. I partigiani, pur subendo alcune perdite riescono a sottrarsi all’accerchiamento ed i tedeschi non trovando di meglio che sfogarsi con la popolazione. Incendiano i paesi di Setterone, Alpe e Strepeto di Bedonia.
Giugno si apre con una serie di azioni, sabotaggi, attacchi che interessano le due vallate.
Il Giorno 8 viene liberata Bedonia.
Il giorno 10 viene occupato il centro di Bardi e quindi liberata la Val Ceno.
Il 15 giugno si ha l’attacco e la presa del presidio nazifascista situato nella stazione ferroviaria di Borgotaro e l’occupazione del capoluogo.
Si decide anche la creazione di un libero stato democratico, usufruendo del campo dell’aviazione di Borgotaro quale base di rifornimenti alleati con aerei, anche nella convinzione che gli stessi procedessero più speditamente nella loro avanzata verso il Nord.
Il Territorio Libero del Taro
Sorgeva così “il Territorio Libero del Taro”
Mentre le formazioni preparavano le difese dei valichi più importanti e isolavano la zona con la distruzione di numerosi ponti per prevenire eventuali possibili attacchi nemici. In Borgotaro, in una pubblica assemblea, venivano predisposte le norme relative alla designazione dei rappresentanti popolari all’amministrazione comunale, designazione che avvennero sul voto espresso dei capo famiglia, così Bardi e altri comuni.
Vennero anche pubblicati dei bandi diretti a reprimere il contrabbando dei generi alimentari e a regolare la distribuzione dei viveri tra la popolazione.
Esce in tale periodo, stampato a Borgotaro presso la tipografia Cavanna il primo numero de “La Nuova Italia”.
Animatore e organizzatore indefesso fu il prof Achille Pelizzari, Medaglia d’Argento, nominato prefetto del territorio che organizzò la distribuzione dei viveri e istaurò dei tribunali popolari. Il primo numero de La Nuova Italia porta la data del 13 luglio del 1944 e reca come sottotitolo “Giornale del Territorio Libero del Taro”.
Il Territorio Libero del Taro fu un esempio non solo del coraggio e della determinazione delle brigate delle due vallate, ma anche della loro volontà a costruire un ordine improntato alla democrazia.
Questo stato di cose, oltre al fatto della necessità di controllo dei valichi e della ferrovia, per la vitale necessità di rapidi collegamenti con la Linea Gotica, provocò la rabbiosa reazione delle truppe tedesche. In questo periodo gli episodi più gloriosi della Resistenza in zona.
30 giugno 1944: un’autocolonna tedesca forte di 150 uomini e 12 automezzi, provenienti da Berceto, giungeva fino alla immediata periferia di Borgotaro, dove veniva attaccata da una formazione partigiana. Il comandante tedesco non osò per tanto entrare nella cittadina e per assicurarsi il ritorno prese circa 20 civili come ostaggi.
I partigiani decisero allora di impegnare in combattimento il nemico. I Vari distaccamenti vennero fatti confluire sulle alture dominanti il greto del Manubiola e la strada che lo costeggia.
La colonna nemica venne attaccata e costretta a fermarsi da un distaccamento che si trovava nei pressi e che era riuscito a giungere sul luogo. Dopo aspro combattimento durato due ore il nemico è costretto alla resa. Lascia sul campo 14 morti, 10 feriti, nell’occasione cadono nelle mani dei partigiani 80 prigionieri. Muoiono 2 partigiani e 8 ostaggi in mano ai tedeschi.
8 luglio 1944: una colonna tedesca proveniente a Pontremoli attraversa il passo del Bratello, favorita da una foschia giungeva nelle immediate vicinanze di Borgotaro. In località Grifola veniva attaccata da forze partigiane. I tedeschi, dotati anche di mortai opposero una decisa resistenza, ma verso sera dopo sei ore di combattimento erano costretti alla resa. Al combattimento parteciparono anche diversi civili. Perdite nemiche: 10 morti (tra i quali il capitano tedesco suicidatosi); 6 feriti, 20 prigionieri.
11 luglio 1944: due Compagnie tedesche provenienti da Chiavari giungono a S. Maria del Taro, con l’intenzione di penetrare nel territorio della “Libera Repubblica della Val Taro”.
Il debole presidio partigiano di S. Maria si ritira verso abitato di Pelosa in comune di Varese Ligure, dove nel frattempo si erano appostati reparti partigiani. Qui viene tesa al nemico un’imboscata che lo costringe ad un violento e lungo combattimento prima della resa. Perdite nemiche: 20 morti, 70 prigionieri, numerosi feriti.
Il rastrellamento di luglio
Inizia il terribile rastrellamento del luglio 1944
Infatti, il giorno seguente il combattimento di Pelosa giungono, sempre dalla Liguria, nuovi e più forti contingenti di truppe tedesche. I partigiani nel bedoniese mantengono per tre giorni le posizioni. Ma il 15 luglio il nemico inizia vasto rastrellamento. Da Berceto, dal passo del Bratello, dal passo del Borgallo, dal passo del Cento Croci giungono con l’appoggio di artiglieria e mortai forti contingenti di truppe. L’eroica resistenza partigiana provoca numerose vittime tra i tedeschi, man nulla può fare più contro le preponderanti forze nemiche.
Le formazioni partigiane si frazionano evitando lo scontro frontale con oltre 100 prigionieri.
Nel frattempo, i tedeschi, dopo aver occupato il capoluogo di Borgotaro, raccolgono 54 ostaggi (tra i quali l’arciprete mons. Carlo Boiardi poi Vescovo di Massa e il commissario prefettizio) e minacciano di incendiare e distruggere il paese e di uccidere gli ostaggi per costringere i partigiani a rilasciare i numerosi tedeschi catturati.
Dopo tre giorni, grazie anche alla mediazione di padre Umberto Bracchi missionario borgotarese, i partigiani rilasciano circa 100 prigionieri tedeschi e gli ostaggi liberati.
Meritano particolare citazione gli episodi accaduti a Cereseto e Strela di Compiano e a Sidolo di Bardi ove vennero uccisi 23 civili. Tra loro il missionario padre Bracchi Umberto che aveva personalmente trattato il rilascio dei prigionieri tedeschi. Al termine del rastrellamento si debbono contare 74 morti civili, oltre 70 deportati. Tra i partigiani i morti sono 29. E così finiva la grande speranza del territorio Libero del Taro.
In seguito, le formazioni partigiane ricostituite, allorché il grosso del nemico abbandona la zona, sono pronte a riprendere la lotta. Alla fine dell’agosto del 1944 si costituisce un comando superiore di tutte le forze partigiane del parmense. L’ incontro avviene Pian del Monte (Tiedoli) Borgo Val di Taro e viene eletto il comando unico della provincia.
Meglio organizzati e equipaggiati (numerosi sono i lanci) aviotrasportati dagli alleati i partigiani riprendono la lotta. È praticamente impossibile seguire l’attività delle varie formazioni. Non passa giorno che non avvenga uno scontro, un atto di sabotaggio un attacco ad un presidio o ad un trasporto.
Il duro inverno prima della primavera di Libertà
Prima di arrivare alla primavera del 1945, quando iniziò la liberazione di tutto il Nord Italia, occorre ricordare l’inverno del 1945 che qui sui nostri monti fu terribile a seguito di un pesantissimo rastrellamento effettuato dai tedeschi in condizioni climatiche particolarmente avverse. Di questo terribile inverno l’episodio più tragico accadde sul Passo del Santa Donna tra Borgotaro e Bardi. Un distaccamento partigiano mentre si approssimava verso Caffaraccia per portare aiuto, veniva sorpreso nella tormenta e nella nebbia da un reparto di sciatori tedeschi e trucidati. Caddero 7 partigiani.
Superate le difficoltà determinate dal rastrellamento e dall’inclemenza del tempo, riprendono verso la fine di febbraio, le azioni delle brigate. E così fino all’8 aprile data fissata per un’azione simultanea di tutte le forze partigiane della provincia, è tutto un susseguirsi di azioni che disorientano il nemico.
Dell’offensiva partigiana i risultati superano le più ottimistiche previsioni.
La liberazione delle Valli del Taro e del Ceno è un fatto compiuto.
Intanto ingenti forze nemiche che defluiscono dalla Cisa alla pianura non potendo sfociare sulla Via Emilia, si vanno concentrando nella zona di Fornovo Taro con l’intenzione di raggiungere il Po. Il comando unico operativo intuisce la manovra ed attua uno schieramento di 1500 uomini impiegando diverse brigate della provincia, tra le quali la Barbagallo e la Siligato, Quest’ultime abbandonano il passo delle Cento Croci compiendo in due giorni una marcia di 100 km.
Con i partigiani opererà in questa azione un battaglione brasiliano con artiglieria. Intanto la 2° Brigata Julia ed il gruppo Val Taro cercano di occupare il munito presidio di Berceto.
La reazione nemica è violentissima, tuttavia il giorno 28 aprile si rinnova l’attacco e questa volta Berceto capitola.
A Pontremoli il forte presidio viene attaccato dalle Brigate Berretta, nel frattempo raggiungevano le avanguardie alleate che entrano in città con i partigiani.
A Fornovo dopo vari tentativi di rompere l’accerchiamento si arrendono circa 20.000 tra tedeschi e fascisti. Si conclude così la lotta partigiana nelle nostre valli.
Questo è il quadro delle formazioni partigiane che hanno operato, alcune solo temporaneamente nel territorio considerato:
Brigate – Uomini
-1* Brigata Julia: 346
-2* Brigata Julia: 364
– Gruppo Valtaro: 104
– Siligato: 220
– Barbagallo: 181
– 1* Beretta: 363
-2° Beretta: 507
-3* Beretta: 266
-32* Garibaldi Monte Penna: 340
-135*Garibaldi Betti: 301
-31* Garibaldi Copelli: 695
-12* Garibaldi Fermo Ognibene: 945
Totali 4.632
Caduti
Partigiani: 330
Partigiani Inglesi – Russi: 10
Militari: 38
Civili: 137
Totali 495
Determinate fu l’aiuto di materiale e di armi che gli Stati Uniti fornirono con numerosissimi lanci paracadutati su tutto il territorio.
Prezioso il lavoro di collegamento assicurato dagli Inglesi con Gordon Lett capo della missione alleata e comandante del Battaglione Internazionale di stanza a Rossano comune di Zeri.
Piena di significato e contraddistinta dall’alto valore ed eroismo la partecipazione tra le formazioni partigiane di numerosi soldati dell’Unione Sovietica.
Il riconoscimento indelebile per il Sacrificio compiuto
Se questa è per sommi capi la storia del Territorio Libero del Taro, oggi più che mai il nostro riverente pensiero va ai partigiani caduti e militari caduti, deportati, ai morti nei capi di concentramento tedeschi, ai civili trucidati, ai sacerdoti e seminaristi che caddero consapevoli che il loro sacrificio costituiva il prezzo per la libertà troppo preziosa per rinunciarvi, per il riscatto morale e civile dell’intero Paese. Associamo al ricordo e all’eroismo dei caduti il valore di tutti i partigiani e combattenti che nel frattempo ci hanno lasciati ricordando per tutti l’indimenticabile senatore Gino Cacchioli (Beretta).
Il loro sacrificio da oggi è impresso per sempre nella Medaglia d’Oro riconosciuta.
Per tutti quelli che sono rimasti, per i comandanti partigiani e le loro brigate, per le popolazioni che hanno offerto così generosamente il loro contributo rimangono oggi aperti molti di quei problemi che alla fine della gloriosa guerra di Liberazione ora più che mai urgente risolvere in sede di ripresa prima e di sviluppo socioeconomico poi.
Tantissimi sono gli emigrati per l’Europa e per le Americhe, compresi molti combattenti partigiani, che deposte le armi sono rimasti ad aspettare compensi ed onori.
Il Paese è progredito in un sistema libero, democratico, costituzionale nel quale i protagonisti del Territorio Libero del Taro e del Ceno avevano fortemente creduto anticipando in tal senso le prime norme fondate sull’autodeterminazione popolare; il Paese è impetuosamente progredito anche sotto l’aspetto socioeconomico creando uno sviluppo più che ragguardevole. Tuttavia, dobbiamo oggi registrare che la viabilità e i collegamenti tra Alte valli del Taro e Ceno sono pressoché gli stessi di quel tempo, che l’isolamento e la mancanza di una vera azione di riequilibro socioeconomico frena lo sviluppo e non chiude le porte all’emigrazione.
Vogliamo dunque esprimere la speranza che questo riconoscimento così sofferto e allora così ambito, possa così stimolare e far riflettere più incisivamente quanti hanno la responsabilità di governo nello Stato, nella Regione nella Provincia, che oggi così qualificate ci onorano della loro presenza e che noi ringraziamo sentitamente per essere venuti fin quassù, che nel seno che unitamente al grandissimo riconoscimento morale costituito dalla Medaglia d’Oro si voglia concretamente operare con più profonda e cospicua attenzione per alcuni problemi urgenti di assetto territoriale di questo comprensorio.
Così operando si conseguiranno in modo definitivo e completo le aspirazioni che i nostri eroici padri del Territorio Libero del Taro avevano scritto nell’editoriale del “La Nuova Italia”, primo giornale libero della Resistenza stampato il 13 luglio del 1944 a Borgotaro: “tratteremo gli urgenti problemi che occorre risolvere in questo lembo di terra bagnato dal sangue dei martiri e già sorriso dalle prime luci del nuovo giorno.”
Vogliamo che la vita mantenga tutti i suoi diritti anche i più umili.
Vogliamo che la praticità dei bisogni domestici venga soddisfatta con il consenso e secondo i legittimi desideri dei cittadini, senza che ne venga nocumento agli interessi generali della comunità.
Borgotaro 21 settembre 1985
Giuseppe Costella