Museo Multimediale della Resistenza delle Valli del Taro e del Ceno

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, l'esercito italiano si disgregò, lasciando centinaia di migliaia di soldati senza ordini, definiti "sbandati". Molti cercarono di tornare a casa, spesso aiutati dalla popolazione locale che trovarono sul loro tragitto. Quasi sicuramente questo è il caso di Luigi "Gino" Morelli di Gattinara, in provincia di Vercelli.
Chiamato soldato di leva nel febbraio del 1940, viene lasciato in congedo illimitato fino al gennaio 1941, quando viene richiamato alle armi e aggregato ad un Reggimento del Genio. Trascorre la carriera militare in Italia, probabilmente tra il basso Piemonte e la Liguria, fino all'armistizio, quando abbandona l'esercito e si incammina verso casa.

Non conosciamo esattamente il tragitto che fece Luigi Morelli, ma quasi certamente attraversò il confine appenninico tra Liguria ed Emilia e sicuramente fece tappa alle Caselle di Nola, dove si liberò di un oggetto che poteva metterlo in pericolo qualora fosse finito nelle maglie dei nazifascisti: la piastrina identificativa militare.

Probabilmente a Nola ci arrivò con altri compagni di viaggio e forse in quel posto ne trovò altri con cui proseguire, ma di sicuro Luigi riuscì a far ritorno in Piemonte e si aggregò alle formazioni partigiane della Valsesia Novarese, dal 29 giugno 1944 fino alla Liberazione. Con il nome di battaglia di Farfallino, divenne commissario civile, assumendo la qualifica gerarchica di partigiano combattente.

Finita la guerra Luigi "Gino" Morelli tornò nella sua Gattinara dove mise su famiglia e vi trascorse il resto della sua esistenza.

Piastrino rinvenuto casualmente nei pressi delle Caselle di Nola.
Ricerca storica di Marco Cacchioli.
Materiale da collezione privata.